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Vigneto Colombaio az. agr.
Luigi Pachiè
Via Roma, 1
10010 Candia Canavese (To)
tel 0481 60798 fax 0481 630258

 

Il vigneto “Colombaio” occupa uno sperone collinare che si protende in dolce declivio verso il lago di Candia, ad un’altitudine di 260 metri slm.

 

Il terreno è di natura morenica, sassoso, ricco di sabbie e limi.

Il vitigno coltivato è l’erbaluce nel tradizionale allevamento a “pergola canavesana” anticamente denominata “alteno”.

Gia nel XIV secolo il “colombaio”, il cui nome ricorda l’antica stazione di colombi viaggiatori, era dei conti Valperga di Candia dai quali discende l’attuale proprietario Massimo Luigi Pachiè di Candia e Castiglione.

L’utilizzazione delle uve del vitigno “erebaluce” per la produzione del vino bianco, secco e tranquillo, si è diffusa solo alla fine degli anni ’50.

Fino ad allora, queste uve, capaci di conservarsi per molto tempo, erano consumate come uve da tavola fino alla primavera successiva quando le rimanenti venivano diraspate a mano e poi torchiate per ottenere il mosto del famoso “passito”, ….ma sempre dopo San Giuseppe!

Il vigneto è attualmente condotto secondo i principi della produzione integrata ma l’obbiettivo è quello di arrivare ad una conduzione biologica dal momento che le viti vecchie e la poca produzione perseguita già consentono di intervenire meno pesantemente e meno frequentemente.

In cantina, l’enologo artigiano Gaspare Buscemi fornisce gli indirizzi operativi ed i controlli necessari ad una lavorazione naturale e artigianale che limita l’impiego della anidride solforosa e non utilizza sostanze estranee al patrimonio qualitativo delle uve, ai fini della caratterizzazione e della necessaria stabilità dei vini.

I Vini prodotti sono:COLOMBAIO di candia Erbaluce di Caluso doc

Bianco, secco, tranquillo, non aromatico, da uve di erbaluce.

Con una acidità totale quasi sempre di poco superiore al 5%° e con la morbidezza conseguenti alla fermentazione malolattica, ancora oggi non da tutti perseguita, questo vino è stato fuorilegge per anni, accusato da molti “esperti” di poca tipicità.

Il disciplinare di produzione prevedeva infatti una acidità totale minima del 7%° poi ridotta, dagli stessi “esperti”, a 6 e finalmente, ma non da molti anni, a 5, e certamente sulla scia del “Colombaio”.